La birra porta con sé una storia millenaria fatta di tradizioni, cultura, aneddoti, sapori e aromi. Nell’immaginario collettivo è una bevanda “democratica”, accessibile, dinamica e fortemente iconica.

Il suo colore e la sua schiuma rimandano a una dimensione di convivialità, di spensieratezza e di leggerezza, nel senso più puro del termine. Una bevanda con un heritage profondo e una forte identità, anche etimologica.

Le origini della parola birra nelle lingue moderne

Nel XVI secolo, la lingua italiana si arricchisce di un nuovo termine. La parola birra – dal tedesco Bier – sostituisce l’antico cervogia, che indicava le birre prodotte senza l’uso del luppolo. Di derivazione tedesca anche il francese bière, l’inglese beer e l’olandese bier. Incerta l’origine. Si pensa venga dal latino volgare biber “bibita, bevanda” (dal verbo bibere). Altri studi, invece, asseriscono che risalga al protogermanico beuwoz da beuwo, orzo.

Estremamente affascinante anche la storia del termine inglese ale con il quale oggi si indicano le birre ad alta fermentazione, mentre in passato si definivano quelle più dolci, senza luppolo. È da ritenersi che ale derivi dalla radice indoeuropea alu, arrivata alla forma attuale attraverso il termine germanico aluþ. Questa sarebbe la stessa origine anche per lo svedese öl, øl in danese e in norvegese, alus in lettone e in lituano, olut in finlandese e õlu in estone. Il termine Ale era utilizzato nelle isole britanniche senza dubbio molto prima di Beer.

Diversamente dall’italiano, lo spagnolo (cerveza) e il portoghese (cerveja) hanno mantenuto la derivazione latina cervēsia, in riferimento all’espressione cerea o caelia (bevanda fermentata) usata nella Spagna romana.

Le lingue slave, con piccole variazioni fonetiche, utilizzano il termine pivo che letteralmente significa bevanda, mentre il greco moderno μπίρα (býra) ha preso in prestito dall’italiano.

E nel resto del mondo? La radice dominante è bier, anche perché la bevanda è arrivata capillarmente ai quattro angoli del globo grazie agli influssi europei.

E quindi in Giappone la birra diventa “biiru”, in Cina “píjiǔ”, in Africa (in swahili) “bia”, in arabo “beera”.

Etimologia degli stili birrari

Partiamo dallo stile universalmente più diffuso. La birra chiara e leggera, nota come lager dove i lieviti agiscono a basse temperature e inventata in Germania. Lager in tedesco significa magazzino e fa riferimento al luogo fresco e protetto dove la birra veniva conservata durante la fermentazione.

La Porter, invece, deve il suo nome agli scaricatori di porto di Londra tra i quali era particolarmente diffusa a fine ‘800. Invece la Stout irlandese, forte e “impavida” deve il suo nome proprio a queste sue caratteristiche (stout=forte).

L’etimologia può derivare anche dalla toponomastica. Un esempio su tutti è la Pilsner che omaggia la città di Plzen (Repubblica Ceca) dove è nata. E ancora la Dortmunder (prodotta a fine ‘800 per la prima volta in un birrificio di Dortmund), la Kölsch che prende il suo nome dalle origini di Colonia.

Destino simile anche per le scure made in Germany in stile Bock, anche se all’etimologia “storpiata” derivante dalla città natale di Einbeck è stato preferito nel tempo il termine tedesco che indica il “caprone”. Ultimo ma non ultimo, il Lambic – lo stile afferente alle birre a fermentazione spontanea – che prende origine dal villaggio belga Lambeek anche se un’altra teoria ritiene che il nome derivi dall’alambicco scambiato per il bollitore del mosto utilizzato per la produzione di queste birre.

Evocativo, il Barley wine (vino d’orzo), stile birrario britannico di nascita, legato a birre complesse e ad alta gradazione in qualche modo paragonabili al vino.

Un viaggio sempre appassionante quello che ci porta alla scoperta della birra, della sua storia e delle sue origini.

Un viaggio intenso, in continua evoluzione. Magico.