Videoconferenze, webinar, riunioni on line interagendo con schermi e non con persone reali, telefonate infinite per aggiornarsi sui vari progetti. Sembrano questi gli elementi principali di ogni nostra giornata lavorativa da poco più di un anno. Fattori che, a lungo andare, possono generare stanchezza, fisica e mentale. Molti l’hanno chiamata zoom fatigue, ma indipendentemente dal nome, si tratta di un fenomeno prima sconosciuto che, a causa di chiusure intermittenti e duraturi, ha raggiunto i massimi livelli a partire da marzo 2020. Non importa se ci si veda su Zoom, Skype, Teams, FaceTime o WhatsApp, tutte le app che consentono le video-chiamate hanno su tutti noi lo stesso effetto: ci stancano e chiunque, se può, cerca di limitarle al minimo indispensabile.

Di seguito alcuni suggerimenti per contrastare l’affaticamento da riunioni virtuali:

  1. Organizzare riunioni brevi. Parola d’ordine: rapidità. Bandire tutti gli appuntamenti che costringono le persone davanti a uno schermo per più ore consecutive.
  2. Creare una scaletta della riunione e, se possibile, condividerla prima con gli altri partecipanti. Evitare di andare a braccio.
  3. Preparare (poche) slide. Scrivere alcune parole chiave può essere molto importante per non perdere il filo del discorso, ma anche per mantenere alta l’attenzione di chi ascolta ed evitare che si distragga.
  4. Invitare solo le persone davvero necessarie. Non ha nessun senso far partecipare 20 persone a un incontro se in realtà, per aggiornarsi su un certo tema o sbloccare un determinato lavoro, ne bastano tre. Troppe persone collegate rischiano di creare soltanto confusione.
  5. Distribuire le call durante la giornata con degli spazi di cuscinetto. Evitare di fissare una call dopo l’altra senza almeno 15 minuti di margine, così da prevenire ritardi a catena.
  6. Tenere la videocamera accesa. Guardarsi in faccia, anche se attraverso uno schermo, può essere utile per aumentare l’interazione, favorire il dialogo tra i partecipanti e rendere meno difficile l’incontro per chi parla.

Veronica Contini, Instructional Designer